Da Rascino, Onano e Ventotene, le lenticchie per il Capodanno

Lenticchie e cotechino, pietanza tradizionale del Capodanno – Photo Credits: http://bit.ly/3o4A9H2

Immancabili nel Cenone e nel pranzo di Capodanno, la tradizione vuole che, in queste date, sulle tavole italiane ci siano loro: le lenticchie. Anche nella cucina laziale, la tradizione gastronomica del Capodanno fa ricorso a questi piccoli, saporiti e nutrienti legumi, spesso accompagnati da cotechino o zampone, considerate entrambe pietanze di buon auspicio per il nuovo anno.

La loro forma tonda e appiattita ricorda infatti quella di piccole monetine: a Capodanno quindi le lenticchie simboleggiano il denaro che entra in casa, e mangiarle all’inizio dell’anno diventa una sorta di rito propiziatorio per attrarre ricchezza!

“A Roma, er primo dell’anno se màgneno le lenticchie e l’uva;

perché chi mangia ‘ste du’ cose, dice, che conta quatrini tutto l’anno.”

Giggi Zanazzo, Usi, costumi e pregiudizi del popolo di Roma

Simbolismo a parte, però, le lenticchie sono un alimento realmente ricco: contengono infatti un’ alta percentuale di proteine e carboidrati, oltre a minerali e vitamine importanti per l’organismo, come le vitamine del gruppo B, il ferro ed il fosforo. Sono quindi un’ottima fonte di energia, pur essendo povere di grassi! E dulcis in fundo… costano poco!

Prodotte in molte regioni italiane, dall’Umbria al Molise, dall’Abbruzzo alla Sicilia, anche il Lazio può annoverare le lenticchie tra i suoi prodotti d’eccezione. Nella nostra regione infatti lenticchie di qualità vengono prodotte a Rascino, nel Cicolano, ad Onano, nella Tuscia, e a Ventotene, una delle isole pontine in provincia di Latina.

Scopriamone insieme le caratteristiche e le particolarità!

Dal Cicolano, le lenticchie di Rascino

Altopiano di Rascino, campi di lenticchie – Photo Credits: http://bit.ly/3o0Cwux

La lenticchia di Rascino è coltivata sull’Altopiano omonimo, nel Cicolano, in provincia di Rieti al confine con l’Abbruzzo a circa 1200 metri di altitudine. Coltivate senza l’uso di sostanze chimiche, la loro produzione è da sempre di tipo familiare, ed è oggi protetta dal marchio di Presidio Slowfood.

L’ Altopiano di Rascino è un’ampia conca carsica, un territorio che va dai 900 ai 1300 m di altitudine, quasi disabitato, dove domina una natura incontaminata. Nei secoli, infatti, le uniche attività svolte in questi luoghi sono state la pastorizia e la coltivazione di lenticchie, farro e una varietà locale di grano tenero chiamata biancola. Terra di passaggio durante la transumanza, qui i pastori che scendevano dai pascoli montani verso quelli della campagna romana, durante il periodo estivo, piantavano le lenticchie, facili da coltivare e molto nutrienti.

Le lenticchie di Rascino hanno una dimensione ridotta, e sono di colore marrone con sfumature che tendono al rossiccio e al marrone scuro. Non essendo mai state sottoposte nel tempo a interventi di selezione, dimensione e colore possono variare; d’altra parte, la mancanza di uniformità dona a questa varietà di lenticchie resistenza e sapore.

Fanno parte della tradizione locale, essendo radicate nella memoria e nella cultura della cultura di questo territorio, soprattutto del comune di Fiamignano (Rieti). Il riconoscimento del marchio di Presidio si deve quindi sia alle idi coltivazione sia al ruolo che questo prodotto ha nella cultura locale. La adesione di circa 25 produttori ad un disciplinare di produzione ne garantisce la qualità.

Da Onano, la lenticchia apprezzata dai Papi

Lenticchia di Onano – Photo Credits: http://bit.ly/3rHEBxx

Dal sapore particolare, la lenticchia di Onano è coltivata in piccoli appezzamenti di terreno sulle colline intorno al Lago di Bolsena, all’interno dei comuni di Onano, Grotte di Castro, Latera, San Lorenzo Nuovo e Valentano, e Acquapendente.

Coltivata e apprezzata già nei secoli scorsi, la lenticchia di Onano, prodotta inizialmente solo nel territorio del Comune omonimo, documentata dal 1561, è conosciuta anche comelenticchia dei Papi, in quanto consumata alla corte papale, a partire dal XIX secolo.

Il territorio di Onano è collinare, tra i 300 e i 400 slm; è caratterizzato da terreni fertili di origine vulcanica, sabbiosi e leggeri, ed un clima mitigato dalla presenza del Lago di Bolsena. Questi fattori configurano un ambiente propizio per la coltivazione della lenticchia, che qui, da secoli, trova le condizioni ideali per crescere. L’origine vulcanica di questi terreni ne esalta la sapidità, la facilità di cottura e l’integrità del seme a fine cottura.

Tonda, di grandi dimensioni, di colore marrone chiaro con sfumature dal piombo scuro al cinereo rosato, al verdastro, la lenticchia di Onano è molto saporita e possiede importanti proprietà organolettiche che la rendono preziosa.

Da Ventotene, la lenticchia che viene dal mare

Coltivazione di lenticchie a Ventotene – Photo Credits: http://bit.ly/3pzpcgT

Probabilmente coltivata sull’isola dai primi dell’800, la lenticchia di Ventotene è apprezzata per le sue proprietà organolettiche uniche e per la sua tenuta alla cottura. Viene coltivata a mano in piccolissimi appezzamenti di terreno senza l’uso di prodotti chimici e, dal 2002, fa parte dei prodotti agroalimentari tradizionali del Lazio.

La sua coltivazione avviene seguendo tecniche antiche, a “solchi” e a “fonti”. Nella coltivazione a “solchi”, il terreno è diviso in porzioni rettangolari, chiamate “chianuttelle”, dove con la zappa si realizzano dei solchi lunghi circa sei passi. Qui viene depositato il seme e ricoperto con un leggero strato di terreno. La coltivazione a fonti consiste invece nella realizzazione di piccole buche, dove viene depositato il seme e quindi ricoperto.

Di colore marroncino e arancione all’interno, dalla buccia molto tenera, la lenticchia di Ventotene possiede un sapore e una consistenza unici. Il terreno vulcanico dell’isola le conferisce un alto contenuto di ferro; dopo la cottura, pur mantenendo la loro integrità, queste lenticchie risultano molto cremose.

Se ancora non avete comprato le lenticchie per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, correte a cercare le eccellenze del nostro territorio laziale, e fateci sapere quale delle tre varietà presentate vi è piaciuta di più!