L’Epifania a Roma: tradizioni sacre e profane tutte da scoprire

Befana a Piazza San Pietro - Roma
Befana a Piazza San Pietro – Roma

Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio un’anziana donna si aggira a cavallo di una scopa per portare doni e dolciumi ai bambini buoni. E’ la Befana, tanto cara ai Romani da festeggiarla con bancarelle e giostre in una delle piazze più belle della capitale: Piazza Navona. Ma il 6 gennaio si celebra anche il Pupo dell’Ara Coeli, il bambinello nato da un ramo d’ulivo del Getsemani.
Sacro e profano, dunque, ancora una volta si incontrano in antiche leggende che vedono protagoniste il popolo romano.

La Befana Romana: l’immancabile appuntamento per i Romani di ogni età

Befana a Piazza Navona - Roma
Befana a Piazza Navona – Roma

L’ Epifania è una festività particolarmente sentita a Roma e, nel corso dei secoli, è diventata momento di condivisione popolare. Una ricorrenza che si ripete dal 1800 secondo quanto testimoniato dagli storici dell’epoca. Nei loro scritti infatti si legge che il 6 gennaio i Romani erano soliti recarsi nelle botteghe di Piazza Sant’Eustachio colme di dolci, giochi e doni per celebrare così la Befana. Culmine della festa era l’arrivo della Befana: un figurante veniva calato dall’alto a cavallo di una scopa in Piazza Sant’Eustachio. Con l’Unità d’Italia, i festeggiamenti si spostarono a Piazza Navona dove ancora oggi giostrine, luci, e bancarelle piene di dolcetti e altre leccornie accolgono romani e turisti festosi e trepidanti per l’arrivo della simpatica vecchina.

La Befana: da dea a bonaria vecchietta

Dea Diana
Dea Diana

Sebbene la festa della Befana si sia diffusa a Roma nel 1800, è anche vero che la sua celebrazione affonda le sue radici in un periodo storico ben più remoto, ovvero durante il periodo del paganesimo romano. Proprio in quel periodo, infatti, la Befana divenne un simbolo in cui confluivano tradizioni culturali e religiose molto distanti tra loro. Nel periodo antecedente l’età cristiana, il culto del paganesimo celebrava il solstizio d’inverno come un momento sacro di rinnovamento. Un nuovo inizio, dove la Natura lentamente si risvegliava in previsione della Primavera. Nella Roma Antica, si racconta che durante le 12 notti dopo la celebrazione del Sol Invictus (25 dicembre), figure femminili volassero sui campi coltivati per ingraziarsi la fertilità dei futuri raccolti. Per alcuni, le figure femminili erano la dea Diana e le sue ninfe, mentre per altri erano le divinità minori Sàtia (dea della sazietà) e Abùndia (dea dell’abbondanza).
A partire dal IV secolo, il Cristianesimo pur condannando i riti e le credenze pagane dovette progressivamente assimilarle. Così la divinità che volava sui raccolti venne trasformata in una vecchina benevola.

Il Bambinello dell’Ara Coeli e la processione del 6 gennaio

Bambinello dell’Ara Coeli – Credits: MatthiasKabel – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6795879

Il 6 gennaio ricorre un’altra tradizione a Roma, questa volta legata alla leggenda del Pupo dell’Ara Coeli. La leggenda che lega l’Epifania romana al Presepe dell’Ara Coeli racconta che il bambinello di legno del presepe fosse stato realizzato verso la fine del ‘400 da un frate francescano che intagliò il legno di un ulivo dell’Orto del Getsemani. Il Bambinello era venerato dai Romani soprattutto per le guarigioni miracolose. Si dice che le sue labbra si colorassero di rosso al sopraggiungere di una grazia. In caso contrario, restavano pallide. Ancora oggi il Santo Bambino è venerato dai Romani che affettuosamente lo chiamano Er Pupo.
Al culto religioso del Bambinello sono legate alcuni eventi religiosi che si svolgevano proprio il 6 gennaio. Nell’ ‘800, nel giorno dell’Epifania, infatti, Er Pupo veniva portato in processione tra le strade di Roma per benedire la città e proteggerla da eventuali catastrofi.

Purtroppo, l’emergenza pandemica che stiamo vivendo ha bloccato anche lo svolgersi di tradizioni così radicate nella cultura popolare romana. Resta la speranza che il nuovo anno possa lentamente riportarci alla normalità e consentirci di godere ancora delle bellezze di questa magnifica regione.