Santa Marinella, da antico porto etrusco a “Perla del Tirreno”

Vista dall’alto di Santa Marinella; il promontorio con il Castello Odescalchi ed il porto

Santa Marinella, conosciuta anche come la “perla del Tirreno“, è una delle località balneari più note e ambite del litorale a nord di Roma. A differenza di molti altri siti della costa laziale, divenuti in poco tempo meta di villeggiatura estiva, Santa Marinella vanta antiche origini e una storia recente, ricca di testimonianze architettoniche, che la rendono interessante anche dal punto di vista culturale.

Localizzata a circa 60 km a nord di Roma, lungo la via Aurelia, una delle più famose strade consolari romane, il suo territorio comunale si estende, all’interno, fino alle pendici dei Monti dell Tolfa, inglobando, a nord, il torrente Marangone che delimita il confine con la città di Civitavecchia, e a sud-est, la località balneare di Santa Severa.

La sua particolare posizione geografica, con le montagne alle spalle che fanno da barriera ai venti freddi del nord, ha contribuito, da sempre, a rendere mite il clima di questa località, che presenta una delle coste più interessanti del litorale laziale. Con i suoi 20 km di estensione, la costa di Santa Marinella alterna spiagge sabbiose, sassose e rocciose, a calette, insenature, e fondali di vario tipo. Le caratteristiche climatiche e geografiche di questo luogo sono state elementi determinanti per definire la sua naturale vocazione di meta balneare, non solo nell’ultimo secolo, ma anche in tempi remoti.

La storia di Santa Marinella, infatti, affonda le sue radici in un passato lontano, anche se la cittadina che noi conosciamo oggi, quella che tra gli anni cinquanta e gli anni settanta del Novecento le ha fatto conquistare la denominazione di “Perla del Tirreno“, ha poco più di un secolo di vita. Scopriamo insieme la sua storia millenaria!

Etruschi, romani, monaci basiliani, signori e canonici: il territorio conteso di Santa Marinella

Estratto dalla Tabula Peutingeriana, dove sono indicati gli insediamenti di Castro Novo, Statio ad Punicum e Pyrgos

Abitato fin dai tempi del Neolitico e nell’età del bronzo, nel territorio di Santa Marinella, nel corso dei millenni, si sono succeduti popoli e proprietari diversi che ne hanno costruito la storia, lasciando, ognuno, testimonianze ancora oggi in parte visibili.

Dagli Etruschi, che, dal IX sec. a.C., fondarono in questa zona marittima del territorio di Caere (Cerveteri) gli insediamenti di Punicum (antica Santa Marinella) e di Pyrgi (Santa Severa), fino alla conquista romana, il territorio di Santa Marinella è stato centro di importanti attività commerciali.

I romani, dopo la costruzione della via Aurelia, che lo attraversava parallelamente alla costa, vi fondarono la colonia di Castrum Novum (Torre Chiaruccia): l’antica Santa Marinella, indicata nella Tabula Peutingeriana con il nome di Statio ad Punicum, si trovava tra Castrum Novum e Pyrgi. Intorno alla metà del III sec. a.C., l’antico porto commerciale etrusco divenne una rinomata stazione balneare per la classe senatoriale urbana romana, che iniziò a costruirvi le proprie dimore di villeggiatura. Tra queste, una delle più lussuose fu la villa appartenuta al famoso giureconsulto Ulpiano.

Con la caduta dell’Impero Romano, il territorio costiero divenne preda degli attacchi dei saraceni. Secondo la tradizione, intorno all’anno Mille, qui si stabilì una comunità di monaci Basiliani, provenienti dal Medio Oriente. Sul promontorio dove oggi si erge il Castello Odescalchi, i monaci fondarono un villaggio, un monastero e, annessa, una piccola chiesa dedicata al culto di Santa Marina. Proprio da questa chiesetta, oggi scomparsa, probabilmente incorporata nella costruzione del successivo castello, potrebbe derivare il nome di Santa Marinella.

In epoca medievale, questa zona divenne possedimento dei Signori di Vico, dei Signori di Anguillara e infine degli Orsini. Nel 1567, il Papa Pio V stabilì che tutto il litorale tirrenico, da Terracina a Civitavecchia fosse difeso da torri. Sul promontorio, dove, qualche secolo prima, era sorto l’insediamento dei monaci basiliani, venne, quindi, costruita una torre di avvistamento . Alla fine del 1500, la torre venne circondata da alte mura di recinzione collegate da torrette circolari, assumendo così l’aspetto di un castello. Nello stesso periodo, la zona passò nelle mani dei canonici dell’Ospedale di Santo Spirito di Roma, e, successivamente, nelle mani dei Barberini. Questi ampliarono la struttura fortificata con la costruzione di un vero e proprio castello, inglobando nella sua costruzione anche l’antica torre di avvistamento.

Grazie ad un atto di benevolenza di Papa Clemente XII della famiglia Barberini, nel 1773, il castello e laTenuta agricola tornarono nelle mani dell’Ospedale di Santo Spirito, che, però, circa un secolo dopo, decise di disfarsene cedendo per poche lire tutta la proprietà ai principi Odescalchi.

La tenuta Odescalchi e la lottizzazione: la nascita di Santa Marinella, stazione balneare della “Roma bene”

Il Castello Odescalchi e la chiesa di Santa Marina in una cartolina dei primi del Novecento

Agli Odescalchi si deve la nascita del primo nucleo della cittadina di Santa Marinella, in una veste molto simile a quella che noi conosciamo oggi. Il principe Baldassarre Odescalchi, infatti, consapevole delle potenzialità di questo luogo, decise che la Tenuta, di circa 550 ettari, divenuta di sua proprietà il 12 dicembre 1887, sarebbe stata trasformata in una lottizzazione privata, da destinare all’alta borghesia romana.

Al momento dell’acquisto, oltre al castello, all’interno dellaTenuta esistevano pochissimi edifici: la chiesetta, ancora esistente; l’osteria, trasformata poi dal marchese Sacchetti in un villino residenziale; le abitazioni modeste dei braccianti , in prossimità del castello. Con l’aiuto dell’architetto Raffaele Ojetti, l’Odescalchi elaborò un vero e proprio piano di lottizzazione che si estendeva fino a Capo Linaro, per la costruzione di villini e strade. Tra i primi villini costruiti, si citano quelli dello stesso Ojetti, del barone Marincola, della nota giornalista romana Olga Lodi e del fotografo Canè.

I primi villini adottarono sia lo stile “rustico”, tipico delle abitazioni della campagna romana, sia lo stile eclettico europeo, in uso in quegli stessi anni nella capitale. Così, per esempio, nel 1888, venne costruito il Villino Borruso in stile neogotico; a questo ne seguirono molti altri nei più diversi stili “neo”, secondo la moda del periodo. Oltre all’Eclettismo, però, alcuni villini adottarono anche il Liberty: nel 1906, fu costruita Villa Bettina, lungo la via Aurelia, uno dei più bei esempi di Liberty di Santa Marinella. Questo stile venne adottato perfino nella costruzione del nuovo cementificio Cerrano e della residenza del direttore chimico, completati nel 1913.

Nel 1914 era gia stata completata la lottizzazione dell’area compresa tra la vecchia via Aurelia (Lungomare Marconi) e la via Odescalchi. Tra il 1905 e il 1915 venne urbanizzata la zona di “Caccia Riserva”, prospiciente il mare, nei pressi dell’attuale Piazza della Libertà, con la costruzione di una serie di villini di prestigio. L’area era stata acquistata dal marchese Sacchetti, ma la sua costruzione venne ultimata dallo studio Ojetti-Borruso.

Oggi, dell’antica Tenuta Odescalchi e della lottizzazione originaria voluta dal principe Baldassare rimangono il Castello Odescalchi, utilizzato come location esclusiva per eventi, e alcuni dei bellissimi villini otto-novecenteschi, che, fin dagli inizi del secolo scorso, hanno reso Santa Marinella una meta di villeggiatura esclusiva della “Roma bene” . Nonostante le grandi trasformazioni fisiche, avvenute nel corso degli ultimi decenni, Santa Marinella conserva ancora il fascino di una volta, rimanendo uno dei più bei centri balneari del litorale laziale.