A spasso tra pini e siti archeologici nella Pineta di Castel Fusano

Parco Urbano Pineta di Caste Fusano – Photo credits: https://bit.ly/Pineta-Castel-Fusano

Poco distante dal Borgo di Ostia Antica, la Pineta di Castel Fusano offre la possibilità di immergersi tra natura e storia, al riparo dalla calura estiva. Per chi ama praticare attività outdoor, a contatto con il verde, sotto l’ombra di pini secolari, il Parco Urbano Pineta di Castel Fusano rappresenta un’ottima alternativa all’ozio e al sole della spiaggia.

A ridosso del Lido di Ostia, il Parco Urbano Pineta di Castel Fusano è dal 1980 un’area protetta della Regione Lazio e, dal 1996, fa parte della Riserva Naturale Statale Litorale Romano. Si estende su di una superficie di 916 ettari, tra la Tenuta di Castel Porziano a sud-est, e il Canale dei Pescatori a nord-ovest, ed è attraversato perpendicolarmente da via Cristoforo Colombo, che collega Roma al litorale laziale.

L’area occupata dal parco urbano vanta una storia millenaria. La pineta vera e propria, però, esiste solo dal 1713, quando i Sacchetti, proprietari di una parte dell’area dal 1620, fecero piantare circa 7000 pini domestici (Pinus pinea) nella zona interna, numerosi lecci (Quercus Ilex) in prossimità della costa, olmi, pioppi e salici lungo i canali. La presenza di pini nell’area è comunque attestata fin dall’antichità da Silio Italico e Virgilio. Secondo quest’ultimo, poi, in questa zona, un tempo territorio dell’antica Laurentum, nel 1180 a.C. approdò Enea insieme agli esuli troiani in fuga da Troia, stabilendosi qui grazie all’ospitalità del re Latino.

Pini, lecci e un fitto sottobosco tipico della macchia mediterranea non sono però l’unica attrattiva di questa ampia zona verde che rappresenta il più grande parco suburbano tra Roma e il litorale. Al suo interno si trovano infatti alcuni importanti siti archeologici di epoca romana che rendono ancora più ricca la sua visita. Dal basolato della via Severiana ai reperti archeologici della controversa villa di Plinio, l’area protetta della Pineta di Castel Fusano ci riporta indietro nella storia, quando gli antichi Romani cominciarono a esplorare questa zona, costruendo prima una importante infrastruttura viaria e poi, lungo quest’ultima, le ville suburbane delle famiglie patrizie.

Via Severiana: tracce di storia antica all’interno del Parco Urbano Pineta di Castel Fusano

Il basolato della via Severiana – Photo Credits: https://bit.ly/via-severiana

Nel 198 d.C., l’Imperatore Settimio Severo ordinò la costruzione dell’ultima delle grandi strade imperiali romane, la via Severiana, che prese il nome dallo stesso Imperatore, per collegare le città di Portus (l’odierna Fiumicino) e Terracina, sul litorale sud. La nuova arteria viaria litoranea, terminata nel 209 d.C., probabilmente, ripercorreva alcuni sentieri sterrati preesistenti che vennero uniti in un’unica strada e poi lastricati.

Lungo un percorso di 80 miglia romane, equivalenti a circa 118 km, la via Severiana partiva dal porto di Portus, alla foce del Tevere, e attraversava:

  • Ostia, porto di Roma, prima colonia romana fondata nel VII a.C. ;
  • il Vicus Augustanus, un borgo rurale dell’età augustea, dotato di un foro con il tempio e le  terme pubbliche; 
  • l’antica città latina di Laurentum;
  • Lavinium (l’ attuale Pratica di Mare), che, secondo la mitologia romana, venne fondata da Enea;
  • Antium (oggi Anzio), antica capitale dei Volsci, e Astura (Torre Astura), approdo alla foce del fiume omonimo dove fu costruita una torre costiera fortificata,

arrivando finalmente a Terracina, l’antica città Volsca di Anxur, poi colonia romana.

L’antica strada romana venne costruita per incrementare i traffici commerciali, soprattutto per il trasporto della calce proveniente dai Monti Lepini, necessaria per la manutenzione del porto di Ostia, divenendo nel tempo una delle strade più trafficate dell’Impero. Allo stesso tempo, favorì la costruzione di nuovi insediamenti lungo la costa, e molti personaggi illustri, tra cui alcuni imperatori come Commodo e Augusto, decisero di costruire le loro dimore di villeggiatura estiva proprio lungo la via Severiana. In realtà nella zona esistevano già alcune ville costruite nel periodo tardo repubblicano, precedenti quindi alla costruzione della strada, ma quest’ultima, sicuramente, ne incrementò la costruzione.

Di questa antica arteria stradale rimangono alcuni tratti, di cui uno lungo circa 5 km all’interno del Parco Urbano Pineta di Castel Fusano. Il basolato in pietra lavica attraversa longitudinalmente tutto il parco, correndo parallelamente alla costa. Venne in parte smantellato dai Chigi, che, nel 1755, acquistarono la tenuta dai Sacchetti, trasformando il castello preesistente nella bellissima Villa Chigi, ancora oggi, di proprietà dell’antica famiglia nobile. Nel Novecento, ciò che rimaneva della via Severiana è stato in parte recuperato.

Villa di Plinio o Villa di Ortensio? Questo non è il problema!

Villa di Plinio, il peristilio – Photo Credits: https://bit.ly/villa-di-plinio

Tra le dimore costruite lungo la via Severiana, una, attribuita fino a pochi decenni fa a Plinio il Giovane, si trova all’interno del Parco Urbano Pineta di Castel Fusano. Il sito archeologico si trova lungo il viale della Villa di Plinio, che corre parallelamente alla via Severiana, tra quest’ultima e la costa, in prossimità del confine con la Tenuta di Castel Porziano.

Quest’area è conosciuta come la zona della Palombara, per la presenza di un grande leccio, usato in passato per la caccia ai piccioni selvatici, chiamati palombi. Tutta l’area del parco urbano, prima della sua trasformazione in pineta, infatti, veniva usata come zona di caccia.

I primi ritrovamenti archeologici della Villa risalgono al 1713; successivi scavi vennero effettuati dai Chigi prima dell’Ottocento e poi completati nel 1933-34, quando tutta l’area, ad eccezione di Villa Chigi e e di una parte della Tenuta, era già di proprietà del Governatorato di Roma e accessibile al pubblico. Successivi scavi, realizzati a metà del Novecento, però, attribuirono l’edificio a Quinto Ortensio Ortalo, famoso oratore romano amico di Cicerone, mettendo in dubbio la tesi fino a quel momento valida che si trattasse della Villa di Plinio. Quest’ultima si troverebbe invece inglobata all’interno della Tenuta di Castel Porziano.

Che sia la Villa di Plinio il Giovane o la Villa di Ortensio, per ora, poco importa! Ciò che veramente importa, è che questo bellissimo complesso residenziale, di cui sono visitabili il peristilio, le terme con il famoso mosaico e gli ambienti di servizio, sia stato ritrovato, e sia oggi fruibile dal grande pubblico. Il mosaico in bianco e nero della sala principale dell’impianto termale, datato al 139 d.C., mostra Nettuno con tridente su di un carro, trainato da due ippocampi tra pesci, crostacei e cavalli marini.

Nell’attesa che storici e archeologi riescano a dare un attribuzione certa al complesso, noi vi consigliamo di andare a visitarlo… siamo sicure che renderà più piacevole la vostra passeggiata nel parco o il vostro picnic all’ombra dei pini!