Dai Matronalia alla Lex Oppia: le origini della Festa della Donna

Celebrazione dei Matronalia al Tempio di Giunone Lucina all’Esquilino
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L’ 8 marzo, e con questa data la Festa della Donna, prima ricorrenza del mese di marzo, sono ormai alle porte. I festeggiamenti in onore dei diritti delle donne, quest’anno un po’ sottotono a causa dell’emergenza coronavirus, si realizzano ormai da circa un secolo in molti paesi del mondo, anche se il riconoscimento ufficiale dell’ONU risale al 1977.

Il cammino per la conquista dei diritti sociali e politici delle donne è stato sicuramente molto lungo e complicato, ma, forse, non tutti sanno che nel Lazio e nell’antica Roma, in tempi molto remoti, le donne già godevano di alcuni diritti e venivano festeggiate proprio nel mese di marzo.

Statua di donna etrusca esposta al Museo Archeologico Nazionale di Firenze
Statua di Larthia Seaianti, donna etrusca
Photo Credits: Finestre sull’Arte http://bit.ly/donna-etrusca

In Etruria, per esempio, la donna etrusca, pur non potendo partecipare attivamente alla vita politica come gli uomini, prendeva attivamente parte alla vita pubblica. Si occupava degli affari, del commercio, partecipava ad eventi pubblici come gare sportive e spettacoli. Poteva partecipare insieme agli uomini ai banchetti pubblici, comodamente sdraiata sulla kline, il tipico letto da banchetto, accanto al proprio marito. Questa pratica, invece, era vietata alle donne nelle civiltà greca e romana.

Nell’antica Roma, il primo marzo si festeggiavano i Matronalia, celebrazioni in onore della Dea Giunone Lucina, madre del Dio Marte, protettrice delle donne sposate e e delle partorienti. Pare che i Matronalia si celebrassero sin dai tempi di Romolo e Tito Tazio per festeggiare le matronae romanae che avevano collaborato alla cessazione della guerra tra Romani e Sabini.

Feste e conquiste femminili nell’antica Roma

Statua della Dea Giunone Lucina, esposta ai Musei Capitolini di Roma. A questa divinità erano dedicati i Matronalia
Statua di Giunone Lucina, dettaglio
Photo Credits: http://bit.ly/Giunone-Lucina

Nel calendario romuleo, il primo giorno del mese di marzo corrispondeva all’inizio del nuovo anno, il nostro Capodanno. Quello stesso giorno si arricchiva di significato in quanto rappresentava l’inizio della stagione primaverile e quindi della ripresa della vita. I Matronalia, quindi, oltre a celebrare Giunone Lucina, in realtà celebravano la donna romana, in quanto simbolo di fertilità.

Giunone Lucina, divinità di derivazione etrusca, era simbolo di vita e luce, “colei che porta i bambini alla luce”; a lei era dedicato un tempio, di cui parla Plinio nel 375 a.C., eretto sul colle Esquilino a Roma. Sullo stesso colle sembra accertata anche l’esistenza di un bosco sacro di alberi di loto associato a questa stessa divinità.

Scena di un parto gemellare nell’antica Roma
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In occasione dei Matronalia, le donne romane si recavano al tempio in processione, con i capelli sciolti, per offrire a Giunone Lucina fiori e incenso e invocare la sua protezione per il parto. Si cingevano il capo con una ghirlanda di erbe in fiore da loro stesse intrecciata e facevano dei voti per la gloria dei loro mariti, che, in quell’occasione, usavano fare dei doni alle mogli e alle madri.

Nel 195 a.C., le donne romane scesero in piazza, bloccando le vie e paralizzando la città, per chiedere l’abrogazione di una legge, proposta nel 215 a.C. dal tribuno della plebe Caio Oppio. La Lex Oppia, proposta in un momento di forte crisi politica e finanziaria della Repubblica, limitava la libertà delle donne con una serie di misure che vietavano di:

  • indossare gioielli di più di mezza oncia d’oro
  • usare abiti dai colori sgargianti
  • muoversi in carrozza

Nonostante l’allerta dell’ala conservatrice del Senato che, parafrasando Catone il Vecchio, definì le donne in protesta come “creature selvagge”, alla fine, “l’insurrezione di matrone in preda al panico” riusci nell’obbiettivo di far abrogare la legge.

Durante l’epoca di Augusto, intorno al 40 d.C., la donna romana aveva già raggiunto una certa parità morale, sociale e giuridica con l’uomo: pur rimanendo esclusa dalla vita politica, poteva possedere patrimoni e amministrarli, assumere obblighi ed esercitare professioni tradizionalmente relegate alla sfera maschile, come l’avvocatura.

Forse, il prossimo 8 marzo sarà più facile capire da quanto tempo le donne lottano per avere pari opportunità e diritti con l’altro sesso, e che tutte le conquiste moderne affondano le loro radici nella storia. A noi, quindi, non resta che fare un applauso a tutte le donne che, nel corso di tanti secoli, hanno lottato per far sentire la loro voce!

Buona Festa della Donna a tutte noi!