Stazzano vecchio, il borgo dove il tempo si è fermato

Il borgo fantasma di Stazzano Vecchio
Il borgo fantasma di Stazzano Vecchio

C’è un piccolo borgo fantasma nei pressi di Palombara Sabina, dove il tempo si è fermato al 24 aprile del 1901. Si chiama Stazzano vecchio.

In questa data l’antico borgo in provincia di Roma venne semi distrutto da una forte scossa di terremoto che costrinse i suoi abitanti a edificare rapidamente un nuovo nucleo urbano nelle vicinanze. Il nuovo sito venne chiamato Stazzano nuovo per distinguerlo dal borgo primitivo.

Scopriamo insieme qualcosa di più sulla storia di questo luogo misterioso.

Statium o castrum Statianum? Origine e storia di Stazzano vecchio

L’origine di questo affascinante borgo è incerta così come lo è l’origine del suo nome.

Secondo alcune fonti, il nome Stazzano deriverebbe da quello della nobile famiglia romana degli Stazi che, nel luogo in cui fu edificato il borgo, secoli prima avevano costruito la loro villa rurale.

Secondo altre, invece, il luogo era probabilmente la stazione (statium) di accesso che, attraverso diverse mulattiere, permetteva di raggiungere gli stazzi dislocati nelle zone di montagna circostanti. Gli stazzi, agglomerati di case tipici delle zone appenniniche, erano abitati esclusivamente nel periodo estivo durante lo spostamento dei greggi verso quote più alte.

Un documento del 1111 secolo attesta l’esistenza di un piccolo borgo fortificato, costruito sul castrum Statianum di epoca costantiniana.

Feudo della famiglia dei Savelli dal XIV secolo, le sue vicende si legano a quelle della vicina Palombara Sabina, di cui i Savelli erano i signori. Come Palombara anche Stazzano passò nel corso dei secoli successivi nelle mani di varie famiglie aristocratiche romane.

Tra il XIV e il XV secolo Stazzano raggiunse una popolazione di più di 600 abitanti. Con la fine del sistema feudale questo numero diminuì fino a raggiungere i 200 abitanti circa, agli inizi del XIX secolo. Nel 1901, quando fu colpito dal sisma che lo ridusse in rovina, ne aveva appena 113.

Tra ruderi, natura selvaggia e paesaggi agricoli

Foto aerea delle rovine di Stazzano vecchio
Foto aerea delle rovine di Stazzano vecchio. Photo by Google Maps

Dopo più di un secolo di abbandono, il tempo non è ancora riuscito a cancellare le tracce di questo antico borgo dove la natura selvaggia è diventata parte integrante dei suoi edifici.

Addentrandosi tra i ruderi di Stazzano vecchio, si distinguono ancora i suoi edifici e la sua forma urbana.

A est si erge ciò che resta del castello: la sua alta cinta muraria, con tre torri circolari negli angoli e al centro del cortile la torre quadrangolare di circa 25 metri di altezza. In prossimità della torre meridionale, a ovest del castello, si trovano le mura della chiesa parrocchiale. Quest’ultima delimita a sud la piazzetta del borgo, chiusa a nord da un edificio che doveva avere funzioni pubbliche. A ovest della piazzetta si sviluppa l’antico borgo contadino, attraversato da un asse viario.

Poco distante dal nucleo, si ergono le rovine della chiesa di San Giovanni Evangelista, costruita nel 1322 e abbandonata dal XVIII secolo. Fu utilizzata come ricovero per il bestiame e, dopo lo spoglio dei suoi materiali, come cimitero.

Dal borgo, lo sguardo si perde tra le colline ricoperte di olivi e i campi coltivati, per poi fermarsi, in direzione sud-est, sul Monte Gennaro che sovrasta il territorio circostante. Sul lato opposto, invece, gli occhi incontrano il monte Soratte che si erge come una piramide sulla pianura.

Il tempo congelato in un istante nei ruderi in pietra della vecchia Stazzano e il tempo continuo della natura si incontrano in un luogo suggestivo che aspetta di essere scoperto.

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