Sermoneta tra antico e contemporaneo

A guardarlo da lontano questo borgo antico e quieto, poco distante dalla provincia di Latina, fa pensare ad una mitica creatura di pietra che giace addormentata in cima alla collina, trasformata in un gigante per volontà di chissà quale tribolata leggenda, quale potente mago e strano sortilegio.

Una volta arrivati in cima, ci si rende conto di come invece, sia uno dei più attraenti balconi dal quale potersi affacciare per ammirare la verde e spettacolare pianura Pontina.

In realtà Sermoneta di quieto ha avuto ben poco. La sua è una storia tra le più controverse, famose e travagliate del Lazio; quella tra pontefici e sovrani durante la transizione ed evoluzione da Monarchia Feudale a Stato Nazionale che, annunciava in Europa, la fine dell’egemonia della Chiesa e del potere temporale sull’Impero.

Un momento storico caratterizzato da un calderone di eventi che non si finirebbe mai di snocciolarli. Episodi oscuri e cruenti:

simonia, concubinato, aspri scontri tra i confinanti Angioini ed Aragonesi, congiure, papi che si elevavano al di sopra dei monarchi, l’esilio di Dante Alighieri per volontà di Bonifacio VII e, casate (Colonna, Borgia, Caetani) che susseguendosi con non pochi colpi di scena (Sciarra Colonna – Lo schiaffo di Anagni) stravolsero politica e regole, imponendo il loro potere e i loro discendenti.

La peculiare struttura militaresca squadrata e possente, i suoi bastioni, il fossato etc… ne rivelano le varie trasformazioni che lo resero vessillo di potenza militare e modello di inattaccabilità in Italia ed in Europa.

Storia di un borgo e del suo castello

Nell’epopea tormentata da teocrazia, vendite di indulgenze, congiure, scandali, scomuniche e segregazioni, il clima di terrore imponeva un dispendioso investimento di capitali a scopo difensivo nei propri territori e nei suoi edifici più rappresentativi.

Modificato e scelto come dimora dagli Annibaldi i quali, a loro volta lo avevano rilevato dai Conti Tuscolo, probabili ideatori dell’originale struttura militare, era stato eretto in cima alla Rocca di Sermoneta come punto strategico di riparo e difesa dagli attacchi Saraceni.

Si avvaleva di una possente Torre, alta ben 42 metri, detta Mastio o Maschio, costruita in modo da poter restare isolata dal resto del castello, raggiungibile solo tramite due enormi ponti levatoi. Un sagace stratagemma difensivo che lo rese sicuro .

Ospitava le camere da letto del signore ma era strutturata in modo tale da ricevere nei suoi spazi generosi: feudatario, familiari, fedeli collaboratori, alleati e servitù.

Su un fianco del Mastio, la “controtorre” di dimensioni più contenute: il “Maschietto”, che si affacciava sulla piazza d’armi.

Nel 1297, per la straordinaria somma di 140 mila fiorini d’oro, gli Annibaldi cedettero il Castello ai Caetani, per la precisione al nipote di Bonifacio VIII, il quale sfruttando la carica pontificia dello zio, la sua enorme influenza politica e le sue facoltose risorse finanziarie, apportò grandi modifiche intenzionato a rendere il Castello e la Rocca in cui si ergeva, una fortezza inespugnabile.

Fece costruire ben cinque cerchie di cinte murarie spesse tre metri, ampliò notevolmente il perimetro con nuovi edifici, eliminandone e modificandone le parti a levante per creare l’ala nobile con la famosa SALA DEI BARONI e LE CAMERE PINTE dipinte a fresco con soggetti allegorici e mitologici attribuiti dal filologo Berenson agli allievi del Pinturicchio.

In mezzo a quel marasma di eventi va ricordata la figura positiva ed energica di Onorato Caetani, grazie al quale, Sermoneta finalmente raggiunge un periodo di stabilità e radiosità.

Onorato che tra l’altro combattè nella battaglia di Lepanto, fece di tutto per rendere meno cupo e rigido il suo Castello commissionando affreschi per le sale, che almeno all’interno chi vi soggiornava potesse eludere quel clima di timore ed angoscia.

Purtroppo nel 1499 con la nomina papale di Alessandro VI e l’ascesa politica dei Borgia, i Caetani furono scomunicati e il castello ceduto a Lucrezia e Cesare Borgia, figli illeggittimi del papa.

Notizie certe e documenti, testimoniano che vi abitarono anche Alfonso di Bisceglie e Rodrigo, marito e figlio di Lucrezia.

Di Cesare, cinico assassino, si vocifera che appena preso possesso del castello, fece distruggere la cappella sepolcrale dei Caetani, operando atti di vandalismo contro le salme della famiglia Caetani in essa custodite. Fù proprio lui che stravolse la sua struttura apportando altri sostanziali cambiamenti, facendo inoltre costruire “La casa del Cardinale” Valentino Borgia e fortificazioni quali “La Cittadella”.

“Siediti sulla riva del fiume e aspetta il cadavere del nemico”

La giustizia fa il suo giro ma alla fine chiude il cerchio. Anche l’impero sanguinoso dei Borgia termina. Alla morte di Alessandro VI nel 1503, Giulio II fa arrestare Cesare, il quale riesce ad evadere da Castel Sant’Angelo ma nel 1507 muore in Spagna a Viana.

Con la fine dei Borgia, finalmente Guglielmo Caetani rientra in possesso del castello ma a quel punto Sermoneta non è più strategicamente così importante e lentamente inizia a spopolarsi.

Tra francesi che lo depredano e spagnoli che lo utilizzano come magazzino, bisogna attendere Celasio Caetani che alla fine dell’ottocento lo restaura facendone una struttura educativo-culturale, quella mantenuta ancora oggi; sede di molteplici ed interessantissime manifestazioni culturali, festival musicali, stage di architettura e di urbanistica, convegni, conferenze sociologiche, convention sull’ecologia etc…

Ricordiamo che il Touring Club, ha premiato Sermoneta, assegnandole la Bandiera Arancione sia per l’efficienza delle strutture che per il livello di ricchezza dei programmi storico-culturali che la rendono indubbiamente una meta turistica di eccellenza.

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