Torre Alfina e il suo incantevole castello

Il cinema è anche ambasciatore di cultura e M. Garrone, con “IL RACCONTO DEI RACCONTI” qualche anno fa, puntando i riflettori su questo fiabesco borgo del Lazio, ignorato dalle mete turistiche di massa, lo ha riportato in auge risvegliando curiosità ed interesse.

L’area geografica è quella della Tuscia viterbese, di un verde ridondante che da sola basterebbe a giustificarne l’esplorazione, ma quando vi troverete davanti al Castello che svettando domina portentoso sul Bosco del Sasseto… vero e proprio monumento naturale, avrete un sussulto.

Vi chiederete se siete davvero svegli o state avendo una “suggestione post natalizia indotta” da massiccia visione di serie tv e film di favole tipici del periodo.

Ritroverete l’entusiasmo del bambino assopito in voi insieme all’eco della fantasia dei Fratelli Grimm e di Hans Christian Handersen.

Cenni storici

L’origine del Castello risale al Medioevo quando da semplice “Torre Difensiva” eretta per controllare la zona di confine tra Lazio Umbria e Toscana, intersecandosi alle vicende della famiglia Monaldeschi della Cervara di cui diviene residenza, abbandona l’aspetto di turrito maniero per essere trasformato in castello rinascimentale.

Le tribolate vicissitudini storiche dei Monaldeschi ed i brutali, sanguinosi scontri politici, ricordati anche nella Divina Commedia di Dante, includono personaggi come il Ciarpellone, Fabrizio Maramaldo ed ancora i Lanzichenecchi assoldati dalle legioni tedesche di Carlo V d’Asburgo “Arciduca d’Austria”, durante il Sacco di Roma.

Inutile dire che le finanze dei Monaldeschi tra guerre, debiti, depredazioni e confische papali subiscono dei crolli ed il castello nel tempo passa dagli Sforza ai Del Monte ed infine ai Cahen, banchieri belgi di origine ebraica che, ne modificano radicalmente l’aspetto nell’attuale grigio da alcuni definito “neogotico” da altri “neomedievale” utilizzando la pietra disponibile nella vicina Bagnoregio.

Le critiche sull’aspetto e lo stile realizzato dall’architetto Giuseppe Partini furono davvero tante, numerosi i trattati di puristi dello stile, studiosi e storici dell’arte, specialmente anglosassoni, citiamo J. Ruskin come uno dei più severi e negativi.

Ciò non influisce sul fatto che Edoardo Cahen, marchese di Torre Alfina, capostipite del ramo italiano, fu un uomo elegante e di raffinata cultura, che affidò allo stile neomedievale il compito di esaltarne il carattere epico, l’impeto e l’intensità emotiva per quanto arricchita dalla vena fantastica, forse ispirata anche dal bosco, di un luogo che trasudava una storia lunga e peculiare di famiglie e grandi uomini, intrisa di impegno politico, battaglie, lotte, sconfitte e vittorie.